Una grande dirigenza per una grande squadra. Oltre ai giocatori serve una struttura di livello

Se il calcio Napoli ha un re, quello è Aurelio De Laurentiis. Il produttore cinematografico è il padrone del Napoli, perché nove anni fa lo ha comprato, e questo gli permette di stare nel calcio, pur non essendoci cresciuto, e di fare e disfare la squadra a proprio piacimento. E’ quello che ha sempre fatto e anche molto bene, a guardare i risultati raggiunti dagli Azzurri, ovvero gestire la società come se fosse un’azienda. Basta considerare la sola politica del fair play finanziario per rendersene conto.

In un’intervista al Mattino di oggi, ad esempio, il Presidente dice chiaramente che non intende rinegoziare i cinque milioni di euro previsti dal contratto di Edinson Cavani. Di fatto, De Laurentiis mette il Matador in vetrina, attendendo l’arrivo di qualche club pronto a sborsare bigliettoni. Aurelio non si piega dinanzi a niente e a nessuno. Decide lui. Può farlo: è il capo. Ma nel caso di Cavani si tratta pur sempre di un fuoriclasse che la società dovrebbe guardarsi bene dal cedere così facilmente, al di là dei milioni che entrerebbero in cassa se andasse via.

La sensazione è che se c’è da costruire un Napoli dal punto di vista tecnico, capace di affrontare nella prossima stagione la scalata allo scudetto e quella alla Champions League, dall’altro occorrerebbe, forse, anche lavorare su una struttura societaria capace di supportare un squadra di livello. Insomma, la gestione paternalistica della società Napoli da parte di De Laurentiis se fino ad oggi è risultata vincente, nella fase di ricostituzione e crescita del Napoli, ora che c’è da affermarsi più concretamente potrebbe finire per soffocarne lo slancio.

A Napoli, un vero dirigente che faccia quello che Adriano Galliani fa per il Milan, non c’è. Certo, c’è il direttore sportivo Riccardo Bigon e poi Alessandro Formisano, ex Direttore Commerciale e Marketing della SSC Napoli e ora head of operations, ma l’ultima parola è sempre quella del Presidente. Anche se poi ogni responsabilità su quanto succede finisce per ricadere sulle spalle dell’allenatore e della squadra. Finora, lo spazio per un vero Deus ex machina del calcio non c’è stato, ma sarebbe tempo che se ne facesse. Ed è anche per questa mancanza che, forse, Walter Mazzarri temporeggia sulla conferma del contratto e attende di sedersi al tavolo delle trattative con De Laurentiis solo a fine campionato, quando avrà i numeri per pretendere un progetto a suo piacimento.

Il Napoli è a un passo dalla Champions League sì, e molto probabilmente ci andrà, ma pare che manchi, ad oggi, una struttura tecnica e societaria in grado di dare alla squadra quel tocco in più di competitività che la porti definitivamente tra le grandi. Senza se e senza ma.

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