LA STORIA SIAMO NOI/ Saber, il Cafu d’Africa che a Napoli giocò bene solo 45 minuti

STORIA CALCIO NAPOLI “Per quanto tu possa essere razionale, ci sarà sempre una favola alla quale finirai per credere”. Il calcio è una di queste. A Napoli, ancor di più. Perché a Napoli il calcio travalica spesso il confine della logica, arrivando a raccontarci storie bellissime, non per forza con il lieto fine. In questa rubrica del lunedì proveremo a ripercorrere i momenti topici del calcio partenopeo, andando a sbirciare dietro le quinte del palcoscenico verde per comprendere a fondo la magia di questo sport tanto amato. Per far capire cosa è il Napoli, cosa rappresenta per milioni di tifosi che di generazione in generazione lo venerano. Con la speranza di tramandare le sue storie, affinché non se ne perdano mai le tracce. Buona lettura.

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Il Napoli era appena tornato in Serie A sotto la sapiente guida di Walter Novellino. Ma Giorgio Corbelli, proprietario del club insieme a Corrado Ferlaino, invece di confermare l’allenatore avellinese preferì il colpo di teatro. Ingaggiò, per la stagione che avrebbe dovuto rappresentare una vera e propria rinascita per il Napoli, Zdenek Zeman: il boemo, artefice di un calcio troppo utopico, durò solo sei partite. Il tempo di racimolare giusto due punti prima di essere sostituito da Emiliano Mondonico, che a sua volta non riuscì a raggiungere la salvezza.

La campagna acquisti di quell’estate fu, almeno sulla carta, importante. Venne acquistato David Sesa dal Lecce per la cifra di 16 miliardi delle vecchie lire; a lui si aggiunsero Amoruso, Quiroga, Baccin, il compianto Mancini, Fresi, Jankulowski, Moriero, Pecchia, Vidigal. E dallo Sporting Lisbona arrivò lui, che qualcuno osò definire il Cafu d’Africa: il marocchino Abdelilah Saber.

Il primo impatto fu estremamente positivo. Pronti via, l’esordio in campionato vide il Napoli giocare una partita notevole con la Juve al San Paolo. Nonostante la vittoria bianconera per 3-1, gli azzurri impressionarono per il ritmo che erano riusciti a mantenere fin quando la condizione fisica ne aveva sorretto le gambe. Tra loro si mise in luce proprio Saber: una quantità infinita di cross verso l’area di rigore, di cui uno stava persino per beffare l’allora portiere della Juve, Van der Saar.

Storia calcio Napoli, la meteora Saber

Il suo futuro sembrava luminoso: l’opinione pubblica napoletana pensò che il club partenopeo avesse fatto davvero un affare a prendere in prestito dallo Sporting Lisbona questo calciatore che, con le sue sgroppate, ricordava davvero il pendolino della Roma. E invece la storia mutò rapidamente. Travolto dall’inconsistenza – più mentale che tecnica – di quella squadra, Saber riuscì a mettere insieme solo 17 presenze, senza più lasciare traccia dopo il bell’esordio al cospetto della Juve.

Eppure il Napoli credette in lui, acquistandolo a titolo definitivo nonostante la retrocessione in serie B: il marocchino rimase altre due stagioni all’ombra del Vesuvio, funestato da una serie di infortuni che alla fine gli fecero raccogliere solo altre 19 presenze in totale. Nel 2003 fu ceduto al Torino, ma anche in granata non lasciò tracce. Dopo aver rescisso il contratto con i piemontesi, si ritirò dal calcio a soli 30 anni. In carriera ha giocato, con la maglia del Marocco, anche il campionato del mondo 1998 in Francia: tre presenze da titolare nelle tre partite del girone, prima dell’eliminazione della Nazionale maghrebina. Una meteora che ha conosciuto solo 45 minuti di celebrità. Anche questo è calcio…

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