Stellone allenatore, grinta e fantasia come quando giocava. Con un sogno azzurro da inseguire

Roberto Stellone è stato forse l’ultimo idolo dei tifosi del Napoli prima del fallimento del 2004. Il motivo è molto semplice: in anni in cui andar via sarebbe stata la scelta più logica da fare, lui decise di restare in azzurro, anche a costo di vedersi le ali tarpate da una gestione societaria scellerata, che ormai sarebbe culminata con la fine della SSC Napoli prima dell’avvento di De Laurentiis e della sua Napoli Soccer.

Stellone arriva a Napoli nell’estate del 1999. Corrado Ferlaino è alle prese con l’ennesima ricostruzione: l’anno prima aveva fallito clamorosamente il campionato di serie B, colpa di una squadra costruita da Juliano e allenata da Ulivieri prima e da Montefusco poi. Dodicesimo posto e addio sogni di gloria: ma il Napoli non poteva permettersi di restare in B troppo a lungo. Così l’ingegnere decide di fare tutto da solo, chiama Walter Novellino al capezzale della squadra e gli affida un nugolo di ragazzi non trascendentali dal punto di vista tecnico, ma di certo pronto a gettarsi nel fuoco dell’inferno cadetto per riportare i colori azzurri in massima serie. Tra questi c’era Roberto Stellone, il cui cartellino era di proprietà del Parma e che l’anno prima aveva vissuto una buona esperienza a Lecce: arrivato a gennaio, aveva messo a segno 6 gol in 19 partite. Con il Napoli diventa subito protagonista, formando con Stefan Schwoch una coppia d’attacco prolifica e per certi versi devastante: alla fine sommeranno 32 gol, di cui dieci porteranno la firma dell’attaccante romano. Il Napoli arriva al secondo posto, la promozione in Serie A è il giusto premio anche per Stellone: oltre a segnare, il suo modo di giocare – aprendo le difese e creando spazi per gli inserimenti – aveva favorito anche il compagno di reparto e gli altri calciatori che pure misero a segno un numero alto di reti in quella stagione; tra tutti si ricordano Cristiano Scapolo e Giorgio Lucenti.

L’anno dopo, in Serie A, ci si attende la definitiva consacrazione di Stellone. Anche perché il Napoli, in panchina, fa sedere Zdenek Zeman: con il boemo, é storia risaputa, gli attaccanti vanno a nozze. E infatti Stellone, alla prima di campionato, la mette subito dentro, addirittura alla Juventus. Il Napoli perde poi la partita, ma soprattutto la settimana dopo perde l’attaccante per un brutto infortunio al ginocchio: legamenti e menisco, il campionato di Stellone finisce praticamente un minuto dopo essere iniziato. Al termine della stagione il Napoli retrocede, ma il centravanti rimane in azzurro altre due stagioni prima di trasferirsi alla Reggina. Prova a trascinare nuovamente gli azzurri in Serie A, non ci riesce ma regala gol che sono vere e proprie perle, come quello segnato all’Arechi contro la Salernitana. Reggina, Genoa, Torino e Frosinone sono le altre squadre della sua carriera da calciatore, che si conclude nel 2011. Ma di lasciare il mondo del calcio non se ne parla: così Stellone intraprende subito quella da allenatore, iniziando proprio dalla Beretti del Frosinone. La Primavera è una tappa intermedia prima di arrivare in prima squadra, che l’ex attaccante riesce addirittura a condurre in serie A. E per poco, quest’anno, non arriva la salvezza. Non si sa ancora da dove ricomincerà Stellone, di certo non a Frosinone: il suo futuro potrebbe essere ancora in A, lo vorrebbe il Palermo di Zamparini per iniziare un nuovo percorso insieme. Il suo sogno comunque, sussurrato e mai gridato (proprio come si fa con i sogni più importanti) è quello di allenare un giorno il Napoli. E magari sentire di nuovo quel coro dalla curva: perché Roberto Stellone, l’azzurro, ce l’ha scolpito nel cuore come pochi.

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