Sarri esce allo scoperto: l’evoluzione tattica del Napoli è ferma. Ma la strada è ormai tracciata

L’eliminazione dalla Champions League era nell’aria: il Napoli l’ha persa alla prima giornata del Girone contro lo Shakhtar, non certo ieri sera. Ma da questa due giorni olandese, almeno una risposta è finalmente arrivata. In realtà, la si era percepita già in alcune partite, prima dell’infortunio di Arek Milik. Il futuro del Napoli, o meglio dell’evoluzione tattica di una squadra che ha una sola identità, è il 4-2-3-1, il cosiddetto Piano B di cui vi avevamo già parlato (clicca qui). Se da un lato è vero che i moduli servono solo agli analisti per spiegare certe elucubrazioni (a contare sono soprattutto atteggiamento e  movimenti), è vero pure che il 4-2-3-1 è tra i moduli più utilizzati in Europa, in quanto concede alle squadre che lo adottano, e che sanno svilupparlo bene, una varietà di soluzioni di gioco difficilmente riscontrabile diversamente. 

“A Ferrara con la Spal ci ha permesso di cambiare la partita, lo stesso in Ucraina con lo Shakhtar anche se non siamo riusciti a pareggiarla. Con Milik punta centrale e Mertens alle sue spalle abbiamo avuto buoni riscontri: ma adottare questo modulo senza avere un centravanti con le caratteristiche di Arek cambia molto. E infatti con il City l’ho fatto negli ultimi minuti, ma senza un attaccante che riuscisse a mantenere palla abbiamo subito due contropiedi fatali. E pensare che, dopo la partita di Ferrara, avevo intenzione di proporlo dall’inizio. Ma ora è inutile pensarci, non possiamo più farlo”: questa la spiegazione, molto esauriente, data da Sarri in conferenza stampa alla vigilia della partita con il Feyenoord.

Il 4-3-3 che adotta attualmente il Napoli è un modulo che va sviluppato a velocità elevatissime. L’applicazione originale, coniata da Zeman ai tempi del Foggia, prevede un continuo scambio di posizioni e di sovrapposizioni, soprattutto sulle corsie esterne. Se fatto bene, e se supportato da una condizione fisica ottimale, è in grado di generare quello spettacolo cui ci ha abituato anche il Napoli di Sarri. Che però, in questo momento, non ha sufficiente brillantezza nelle gambe. A questo bisogna aggiungere che, se l’avversario decide di limitare i danni, riesce a bloccare il gioco partenopeo disponendosi con distanze corte tra i reparti senza concedere spazi tra le linee.

Per questo motivo il 4-2-3-1 rappresenta un’evoluzione naturale cui il Napoli deve tendere. Con Milik prima punta e il terzetto di esterni composto da Callejon, Mertens (o Hamsik) e Insigne, e Jorginho (o Diawara) ed Allan a centrocampo. Considerando che Zielinski e Rog hanno duttilità per essere impiegati sia sulla linea mediana che in quella offensiva, ecco che questo modulo rappresenterebbe davvero un’alternativa importante per il Napoli. Se ne riparlerà a febbraio, al rientro di Milik. Sperando di essere ancora presenti in Champions League.

Vincenzo Balzano


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