Rapina Insigne, quando Napoli sa essere cattiva anche con i suoi idoli. E per il club diventa un problema…

Napoli, si sa, non è una città facile. La qualità della vita non è certo ai primi posti rispetto a tante altre città italiane, anzi. La povertà di una fascia della popolazione, sempre più ampia, aumenta il tasso di delinquenza e soprattutto consegna alle organizzazioni criminali nuove reclute da far valere nei loro sporchi affari. Una piaga per una città martoriata da altri mille problemi, e che talvolta – spesso, per fortuna, negli ultimi anni – vede nel calcio un veicolo di svago e soprattutto di rivalsa verso un Paese, l’Italia, che il più delle volte relega la questione meridionale in fondo all’elenco dei suoi problemi.

Ma il calcio, è cosa risaputo, è anche il perfetto ambito in cui andare a pescare soldi facili. Gli scandali che di tanto in tanto avviluppano il mondo tricolore del pallone – ultimo in ordine cronologico il calcioscommesse – sono la spia ineluttabile di un malessere sociale che tocca tutti i gradini della scala. Lo aveva denunciato già anni fa il magistrato Raffaele Cantone, nel libro “Football Clan”, scritto insieme al giornalista Gianluca Di Feo, anticipando per certi versi quello che sarebbe potuto accadere. Non solo. Perché la camorra, con le sue “imprese”, riesce a insinuarsi anche tra le pieghe di chi vuole avere una condotta di vita onesta e senza condizionamenti. Ci prova almeno, come nel caso delle rapine che ormai ciclicamente colpiscono e hanno colpito i calciatori del Napoli. A Palazzo di Giustizia c’è ancora un fascicolo aperto attraverso il quale i magistrati stanno indagando per capire se, attraverso queste rapine, c’è un disegno criminale atto a colpire il club, a condizionarlo appunto, in qualche modo. Nel corso degli anni sono tanti i calciatori – insieme alle loro compagne – che hanno subito furti in casa, rapine a mano armata, furti di auto. A Zalayeta svaligiarono l’appartamento, la compagna di Lavezzi fu oggetto di rapina così come Cavani e l’allora moglie Soledad. A Marek Hamsik è capitato più volte, in un’occasione addirittura fu fatto scendere dall’auto che gli venne portata via dai malviventi. L’ultimo, in ordine temporale, è stato Lorenzo Insigne.  I rapinatori fermarono il campione azzurro lo scorso marzo, a Mergellina, insieme alla moglie. Un orologio, due bracciali di diamante e 800 euro in contanti il bottino del colpo, tutto raccontato da Insigne alla Procura di Napoli. Non era stata la prima volta: già in un’altra occasione il giocatore era stato fermato e rapinato, a via Marina. Quella volta però, dopo averlo riconosciuto, i ladri gli avevano restituito la refurtiva.

Un bel problema questo, sia per la città che per il club. Il calcio funge da cassa di risonanza mediatica enorme, facendo una pubblicità cattiva alla parola Napoli. Come se non bastassero le rapine – a volte culminate anche drammaticamente – che vengono fatte ai turisti che sbarcano dalle navi crociera. Aurelio De Laurentiis ha spesso sottolineato come, nelle trattative indirizzate a portare nuovi calciatori in azzurro, dai loro procuratori venga messo in conto anche quest’aspetto. Che a volte – soprattutto per pressione delle famiglie o delle compagne – si è dimostrato decisivo per il cattivo esito delle stesse trattative. Insomma, un bel problema. Di cui, francamente, non si sentiva proprio il bisogno.

 

 

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