Nike-SSC Napoli un matrimonio poco felice

La stagione 97/98 verrà ricordata da tutti i Napoletani come un disastro sportivo che culminò con la retrocessione in serie B. Dopo le cessioni dei giocatori migliori (Boghossian, Pecchia, Cruz, Colonnese e Milanese) il campionato fu un vero susseguirsi di eventi funesti: quattro diversi allenatori in panchina, solo due vittorie interne ed una rosa nutrita di giocatori al tramoto o meteore che non hanno mai avuto grandi fortune nel calcio che conta, traghettarono la squadra ad un bruttissimo 18mo posto finale.

 

Gli unici giocatori a fare breccia nel cuore dei tifosi sono stati Pino Taglialatela, un vero talento tra i pali, il giovane Claudio Bellucci che ha avuto una bella carriera in Serie A, e Roberto Ayala, pilastro dell’Argentina degli anni ’90. Tanti invece i flop che si possono annoverare in una rosa composta da ben 37 elementi. Tra i difensori, Crasson e Prunier, non certo dei fulimi di guerra, il centrocampista Asanovic e Jose Luis Calderon, accolto come un goleador di razza ma con uno score finale di nessun gol in sei presenze totali.

 

La casacca indossata quell’anno era invece tra le poche note liete da ricordare: la maglia del Napoli 1997/1998 fu prodotta dalla Nike, dal collo a polo realizzato a costina con colori a contrasto e main sponsor Polenghi. Qui presentata in versione away, mentre le atre due erano azzurra e rossa. Era la prima volta che l’Azienda americana si affacciava all’ombra del Vesuvio e rimase partner del Club anche l’anno successivo. Compagna di viaggio di uno dei periodi più bui della storia azzurra.

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