Napoli scudetto, cosa manca per riscrivere la storia? Non solo giocatori…

Un’altra stagione si sta concludendo, con soddisfazione ed un pizzico di rammarico. La gioia per essere tornati in Champions League – e dalla porta principale del secondo posto, a meno di clamorosi eventi nella partita di domani sera con il Frosinone – è tanta, anche perché ad inizio stagione in pochi avrebbero scommesso su un’annata del genere da parte della squadra. Anzi.

Gli scettici erano in misura di gran lunga maggiore rispetto agli ottimisti. Il ragionamento era quello ormai andato a memoria: Sarri può essere anche un bravo allenatore dal punto di vista tecnico-tattico, ma ha esperienza pari a zero nelle grandi squadre; riuscirà a coinvolgere nel suo progetto i campioni che il Napoli ha in organico? Domande più che legittime se poste senza spirito di critica distruttivo. Anche perché l’inizio della stagione è stato tutt’altro che positivo: sconfitta in casa del Sassuolo, pareggio in casa con la Sampdoria e ancora pareggio ad Empoli. Soprattutto – al di là dei risultati – si vedeva in campo una squadra che faceva fatica a sfruttare le caratteristiche dei suoi uomini migliori: il 4-3-1-2 che Sarri aveva applicato ad Empoli con ottimi riscontri, era un vestito adattato per gli azzurri, che non scendeva bene e formava delle grinze nelle quali gli avversari riuscivano ad insinuarsi troppo facilmente. Poi le voci dall’interno del centro tecnico di Castel Volturno raccontano di una riunione voluta dai calciatori alla presenza di Sarri, con la richiesta di provare il 4-3-3. Da persona intelligente il tecnico si è confrontato e alla fine ha optato per la soluzione che poi ha dato i frutti sperati nell’arco di tutta la stagione.

Pensate un po’: battendo domani sera il Frosinone, il Napoli avrà messo insieme, nel girone di ritorno, la bellezza di 41 punti. Gli stessi del girone d’andata, dimostrando quindi una continuità di rendimento che solitamente significa scudetto. Eppure non è successo: la Juve si è dimostrata ancora una volta più forte, al netto, ovviamente. degli errori arbitrali che come sempre l’hanno favorita.

Cosa deve fare allora il Napoli per provare ad insinuare la leadership bianconera? Dal punti di vista tecnico, le lacune sono ormai sotto gli occhi di tutti. Se anche gli undici titolarissimi fossero confermati in blocco, servirebbero dei calciatori in grado di poter essere delle alternative validissime ad essi. Alternative che, in alcuni casi, mancano proprio: non c’è, nella rosa azzurra, un calciatore in grado di sostituire all’occorrenza Hamsik. E quando c’è – vedi David Lopez con Allan – i risultati non sono assolutamente all’altezza. Poi c’è la questione regista: Jorginho ha fatto un ottimo campionato, Valdifiori si è perso nei meandri delle retrovie. Ma anche il brasiliano potrebbe soffrire i ritmi altissimi di una stagione, la prossima, che vedrà il Napoli impegnato su più fronti almeno da settembre a Natale. E allora anche in quel ruolo serve una valida alternativa.

Se usciamo per un attimo dal seminato tecnico, la questione si fa ancora più grande. Il Napoli resta, tutt’ora, una società a conduzione familiare; una caratteristica che poteva andare bene fino a qualche tempo fa. Ma ora che i risultati sportivi stanno crescendo, il club avrebbe bisogno di un maquillage che potesse consegnare alla sua struttura dirigenti navigati ed esperti, che sappiano condurre la nave in porto anche nei momenti di tempesta. In alcuni casi, avere persone del genere in società, può essere più importante dell’avere a disposizione un sostituto di Hamsik.

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