Meret a Napoli sulle orme di Zoff

Il Napoli sembra aver sciolto il nodo riguardante il portiere per la prossima stagione. Dovrebbe essere – il condizionale è ancora d’obbligo – Alex Meret a difendere i pali azzurri: il giovane portiere di proprietà dell’Udinese ha 21 anni ed è considerato come un predestinato. De Laurentiis pagherà ai Pozzo 30 milioni di euro, bonus compresi, per assicurarsi le prestazioni dell’estremo difensore che ha trascorso gli ultimi due anni della sua giovane carriera alla Spal. Nella prima stagione a Ferrara, in Serie B, mise insieme 32 presenze subendo 31 gol, per una media di 1,03 reti a partita: con la promozione in Serie A decise di rimanere a Ferrara per giocarsi un anno da titolare nella massima serie. Alcuni infortuni tuttavia, ne hanno tarpato le ali verso il definitivo lancio: nella stagione terminata a maggio, ha difeso i pali della squadra estense in 13 occasioni. Quel che è certo dunque, è che arriva a Napoli un portiere con un’esperienza minima ad alti livelli, seppur accompagnato dall’etichetta di talento e potenziale campione del futuro.  Chi lo ha conosciuto da vicino, come i preparatori dei portieri che lo hanno allenato finora, sono sicuri che Alex sia, sotto il profilo squisitamente tecnico, il miglior portiere della sua generazione, e anche il più completo. Sì, più forte anche di Donnarumma. Cristiano Scalabrelli, che lo ha avuto alle sue dipendenze alla Spal, ha detto: “Ha ampi margini di miglioramento, non ha ancora fatto vedere tutto il suo potenziale”.

La sua caratteristica principale, di cui con il tempo ha fatto un punto di forza, è una concentrazione fuori dal normale. Meret riesce infatti a rimanere sempre “dentro” la partita, e sebbene sia ancora molto giovane, è dotato di quella personalità tipicamente friulana che gli consente di guidare la retroguardia con polso fermo e autorevolezza. Qualcuno lo ha paragonato a Dino Zoff, proprio per questo suo temperamento; dal punto di vista tecnico forse è possibile trovare qualche somiglianza con il portiere dell’Inter, Handanovic, anche lui cresciuto ad Udine. Il suo gioco è essenziale, non lascia spazio a gesti spettacolari; ha un ottimo senso del piazzamento, ed è molto reattivo tra i pali. Forse meno esplosivo di Donnarumma, ma anche meno portato a compiere errori gratuiti. E, aspetto importantissimo per un portiere moderno, riesce a leggere benissimo il gioco che gli si sviluppa davanti. Sia nella fase offensiva – fa sempre la scelta giusta nel rilanciare – sia in quella difensiva, riuscendo ad anticipare spesso il gioco degli attaccanti. Lo aiuta molto, sotto questo aspetto, essere un appassionato giocatore di scacchi. Ha detto in alcune occasioni che questo lo aiuta molto anche in campo, dal punto di vista delle strategie da adottare – le sue – e da disinnescare – quelle degli avversari-.

Gli infortuni, dicevamo, hanno tormentato la sua prima stagione in Serie A. Un acciacco muscolare lo ha tenuto fermo da agosto a dicembre; si è ripreso la maglia da titolare a febraio, giocando 13 partite consecutive: e sebbene alla fine abbia subito 16 gol, in ben quattro occasioni ha effettuato un clean sheet, mantenendo inviolata la porta. Un nuovo infortunio, questa volta alla spalla, lo ha costretto ai box per il resto della stagione.

In Nazionale ha fatto tutta la trafila, fermandosi solo in Under 21, dove gli è stato preferito Donnarumma. Ma Prandelli, Conte e Ventura lo hanno in qualche modo sempre tenuto in considerazione, chiamandolo per i vari stage a Coverciano. Proprio con Ventura poi è arrivata la prima convocazione ufficiale, a marzo 2017. Arriverà a Napoli in punta di piedi, con il suo carattere schivo ma forte. Un tipo di portiere che Napoli ha già conosciuto in un passato lontano lontano: Dino Zoff, che di lui ha detto: “Ha tutto per primeggiare”. Con la speranza che possa farlo proprio in azzurro.

Vincenzo Balzano

 

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