Maradona e il fisco, a che punto è la battaglia? Pisani: “Continua la caccia all’uomo”

La brutta pagina di storia tra Diego Armando Maradona e il Fisco italiano ha origine nel 1989. In quell’anno il Napoli vinse la Coppa Uefa, e si accingeva a tornare sul tetto d’Italia. L’ispettorato del Fisco e la Guardia di Finanza sottoposero a una verifica fiscale il club partenopeo e i suoi tre giocatori più rappresentativi: Maradona appunto, e i due brasiliani, Alemao e Careca. A far insospettire è il fatto che i tre assi ricevano compensi non solo come lavoratori dipendenti, ma anche all’estero: Maradona presso una società con sede in Vaduz, Alemao e Careca alla Tug Sponsoring di Londra; erano, queste, società titolari dei diritti pubblicitari e di immagine dei calciatori. Ma per il Fisco si trattava in realtà di compensi mascherati: per questo motivo scattò ufficialmente l’accertamento dell’Ufficio Imposte. E qui sorge l’inghippo.

Il Napoli, Alemao e Careca presentarono ricorso, in parte vinto, e riuscirono in qualche modo a limitare i danni. Maradona invece strappò l’avviso di accertamento, evitando così di fare ricorso. Da quel momento la contestazione che gli fu mossa – tra tasse evase, more pecuniarie e interessi si è arrivati alla cifra mostruosa di quasi 40 milioni di euro – fu pubblicata sull’albo pretorio in qualità di provvedimento che non è stato mai impugnato. Dunque indirettamente, Maradona aveva affermato la sua colpevolezza. Successivamente il Fisco provò a notificare nuovamente la cartella, ma resta solamente la postilla del messo del servizio di riscossione dei tributi: “Non ho potuto notificare la presente cartella perché all’indirizzo il destinatario risulta irreperibile(~)come è noto Maradona non risiede più a Napoli(~)recatomi a tale indirizzo ho constatato l’irreperibilità del destinatario che il portiere mi dichiara da tempo sloggiato”.

Ma oggi a che punto è la vicenda? Ci sono due sentenze che danno ragione a Maradona, ma Equitalia ed Agenzia delle Entrate hanno presentato un ricorso che ancora deve essere analizzato. Questo il comunicato emanato qualche tempo fa da Angelo Pisani, legale di Maradona: “Continua senza sosta la vera e propria caccia all’uomo dei fisco italiano ai danni del più grande campione di tutti i tempi, Diego Armando Maradona, riconosciuto totalmente innocente da qualsiasi accusa di evasione fiscale in ben due articolate sentenze della Commissione Tributaria, oltre che dalla Giustizia penale. Si discuterà infatti dinanzi alla Commissione Tributaria Regionale il ricorso presentato da Equitalia ed Agenzia delle Entrate contro gli incontrovertibili provvedimenti della Tributaria Provinciale (giudice relatore Fausto Izzo), che un anno fa avevano categoricamente escluso qualsiasi addebito nei confronti del campione, annullando l’avviso di mora da 40 milioni di euro ed i relativi pignoramenti – che da 25 anni avvelenano la vita del campione – riconoscendo che per lui, come dimostrato dalla difesa, le tasse erano state interamente pagate dalla Società Calcio Napoli in quanto sostituto d’imposta, come prevede la legge. La nostra autentica battaglia in difesa di Maradona è diventata il simbolo della lotta che quotidianamente milioni di italiani combattono contro il moloch burocrazia, anche quando, come molto spesso accade, dopo anni di autentico calvario vengono riconosciute le ragioni del cittadino, ma è troppo tardi. Diciamo sempre ai nostri assistiti che pagare le giuste tasse è un dovere di tutti, ma ancor più doveroso è che lo Stato si mostri leale e trasparente nei confronti dei cittadini. E questo, purtroppo, molto spesso non avviene. Siamo comunque fiduciosi che anche la Tributaria Regionale non potrà che confermare e sancire quanto già rigorosamente accertato dai giudici della Ctp, così ristabilendo giustizia e verità per Maradona ed offrendo agli italiani l’esempio di uno Stato che possiede tutti gli anticorpi per riparare ad eventuali errori e restare dalla parte dei cittadini onesti”.

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