La strategia social del Napoli: club più vicino ai suoi tifosi, ma c’è ancora tanto da fare. Soprattutto su Instagram

Anche se molti tifosi non amano sentirselo dire, il Napoli è una società ancora molto giovane: tecnicamente, il club di cui attualmente parliamo è nato “solo” nel 2004. Per il mondo del calcio, in continua evoluzione sotto tutti gli aspetti, questo non segna un punto a favore. E anche se, nel corso degli anni, la società ha compiuto passi da gigante sia dentro che fuori dal campo, ancora tanto lavoro resta da fare, soprattutto dal punto di vista della comunicazione e della comunicazione social, fondamentale per un club che ha l’ambizione di raggiungere i milioni e milioni di tifosi azzurri sparsi in ogni angolo del mondo.  

PREMESSA - Napoli è l’unica grande metropoli italiana ad avere una sola squadra. Ragion per cui, le attenzioni di tutti i media calcistici nazionali e locali soprattutto, si concentrano sul club partenopeo. Il che rende onestamente non semplice il compito dell’ufficio stampa e dello staff della comunicazione in generale, soprattutto per il vivido proliferare, quasi quotidiano, di portali web che si definiscono siti di informazione avendone sì l’attestazione legale, ma molto spesso peccando nella professionalità che seguire una squadra come il Napoli richiederebbe. Questo aspetto è molto importante per comprendere alcune strategie adottate dal club sui social.

FACEBOOK - Sulla piattaforma social più conosciuta, la pagina del Napoli ha attualmente 4 milioni circa di fan. Un numero in continua crescita, che a prima vista sembra non essere sfruttato al meglio. L’engagement da parte dei tifosi è ancora troppo basso: rispetto al numero complessivo dei fan, le risposte di questi ultimi sotto i post della pagina non sono propriamente da top club. Il motivo risiede probabilmente nella poca, in alcuni casi nulla, interazione che a sua volta il Napoli opera in risposta ai commenti dei propri sostenitori. Generalmente su Facebook il social media manager del club pubblica pochissimi contenuti relativi agli allenamenti, probabilmente per rendere la vita un po’ più dura alle tantissime pagine fan dei siti internet che quotidianamente si occupano delle vicende azzurre. Photogallery, news e fotonotizie sono invece pubblicate con una buona frequenza, soprattutto nel giorno della partita.

TWITTER - Qui il numero dei followers si abbassa notevolmente rispetto a quello dei fan di Facebook: il Napoli viene seguito su questa piattaforma da 1 milione e 360 mila tifosi, ma anche in questo caso la reciprocità dell’interazione del club con i propri clients lascia molto a desiderare, fatta eccezione per rari tweet che hanno un numero di risposte più elevato. Poco usato invece, dal Napoli, il meccanismo del retweet, soprattutto dei post scritti dai propri tifosi. Cosa, questa, che segna un solco ancora troppo ampio tra le parti. Da sfruttare meglio, soprattutto considerando che De Laurentiis fu il primo, anni fa, a inventarsi il botta e risposta con i tifosi proprio su Twitter.

INSTAGRAM - E’ la piattaforma che, negli ultimi tempi, sta riscuotendo maggior interesse nel mondo. Il Napoli non è rimasto insensibile allo sviluppo intrapreso da questo social: è qui che il club dedica la maggior parte del proprio lavoro. Sfruttando meglio anche l’interazione con i tifosi, di cui però non recepisce ancora in maniera ottimale il potenziale offerto. Su Instagram, oltre alle informazioni tecniche quali news sui biglietti e sulle partite, il Napoli pubblica molti contenuti da Castel Volturno, con video e foto degli allenamenti, immagini curiose che spesso fanno entrare i tifosi nell’intimità del quotidiano vissuto del club, sia attraverso i post classici che con le stories, utilizzate anche per i concorsi a premi che, seppur lentamente, la società sta iniziando a porre in essere.

In definitiva, l’utilizzo delle piattaforme social da parte del Napoli può definirsi discreta, ma l’impressione è che il club solo ultimamente stia recependo l’importanza di avere un contatto sempre più diretto con i propri sostenitori. Meglio tardi che mai.

Vincenzo Balzano

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