Il senso di Mertens per l’azzurro: “Io sono ancora qua…”

Dries Mertens ha iniziato il suo sesto anno a Napoli: in un calcio che ormai assiste quasi impotente ai trasferimenti dei giocatori, questa è una notizia cui bisognerebbe dare un maggior risalto rispetto a quello che ha avuto e che ha. Perché scegliendo ancora Napoli, nonostante le offerte ultra milionarie provenienti dalla Cina, Ciro ha dimostrato di avere sale in zucca oltre che piedi fatati. E sebbene non sia più giovanissimo – a maggio scorso ha compiuto 31 anni – vuole giocarsi fino in fondo la possibilità di entrare nella storia del Napoli alzando al cielo un trofeo importante. Certo, sulla sua scelta ha influito anche la volontà della moglie Kat, che non più tardi di qualche giorno fa ha affermato le difficoltà che avrebbero avuto se il marito avesse accettato di andare a giocare in Cina: “Già ora è difficile, ma il Belgio e Napoli sono tutto sommato poco distanti. Fosse andato laggiù…”. 

Ha dunque deciso di rimanere all’ombra del Vesuvio Mertens, e lo ha fatto con la piena consapevolezza di doversi nuovamente adattare: Sarri gli aveva creato una nuova veste, con risultati straordinari il primo anno, leggermente meno il secondo. Con Ancelotti il belga viene sfruttato per quelle che sono le sue caratteristiche, ma spesso in zone diverse del campo: largo sulla fascia, alle spalle dell’attaccante o da prima punta in alternativa a Milik. E lui non batte ciglio, facendosi trovare pronto e mettendo a referto gol, assist e buone prestazioni.

“Punto al massimo, in tutto. A Napoli mi sono sempre trovato bene, non ne ho mai fatto mistero. Spesso si è parlato di un mio addio, ma sono ancora qui. Davanti ho ancora tanti traguardi. Due in particolare. Doveroso essere ambiziosi. Nelle scorse stagioni ho segnato parecchio, soprattutto due anni fa. Quest’anno sogno di farne almeno uno in più”, le sue parole alla Gazzetta dello Sport: niente male come incipit.

Poi Mertens ha proseguito: “Scudetto? Il Napoli c’è. Anche la Juve incontrerà delle difficoltà e noi dovremo approfittarne. Contro di loro è stata una partita molto sfortunata, ma il Napoli ha dimostrato di esserci. Ce la siamo giocata ed è giusto puntare al massimo. Loro hanno fatto grandi acquisti e forse sono più forti di prima, ma onestamente non mi hanno ancora convinto del tutto. A Torino abbiamo provato a vincere senza paura”.

Su Ancelotti ha detto: “Dopo il Mondiale ero stanco, arrivare in ritardo non è stato facile. Ho parlato con lui spiegandogli che all’inizio avrei preferito essere gestito. Quindi, mi raccomando: scelta mia, non tecnica. Con Ancelotti c’è un bel rapporto e il lavoro prosegue. Le vittorie con Liverpool e Sassuolo ci hanno dato fiducia, perché ottenute cambiando tanto. Tutti coinvolti, ognuno di noi ha risposto bene”.

E Sarri ti manca? “Se rispondessi di sì ci sarebbero i “titoloni”, ma che problema c’è se dico che mi sono trovato bene con lui? Mi divertivo e il suo gioco era scritto sul mio corpo. E questo discorso non c’entra assolutamente nulla con Carlo col quale, come detto, ho un ottimo rapporto”.

Intelligente e improntato alla sincerità. Esattamente come sono entrambi. E per il Napoli queste sono qualità fondamentali, spesso anteposte anche a quelle tecniche.

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