Il modello De Laurentiis ed il modello Percassi: due storie di successo

Gli ultimi anni di serie A hanno portato alla ribalta squadre che, per storia e tradizione, non erano abituate a calcare determinati palcoscenici. Almeno non con continuità né con grandi aspettative. Grandi risultati portano alla luce gestioni oculate e professionali, rendendo nuove realtà punti di riferimento persino in un sistema vecchio ed apparentemente collaudato. Più di un decennio fa la bomba scoppiò alle falde del Vesuvio, dove un produttore cinematografico rilevò, dopo un sanguinoso fallimento, uno dei club più importanti d’Italia e con un rilevante riflesso anche a livello europeo, il Napoli. Aurelio De Laurentiis portò sin da subito idee nuove e talvolta molto strane per quei palazzi. Il concetto maggiormente rivoluzionario per il calcio italiano fu sicuramente quello che vide trattare un club di calcio come una vera e propria azienda, e non più come puro catalizzatore di emozioni e sogni. Il nuovo presidente cominciò subito ad investire sugli uomini, creando un team di professionisti. Su tutti riportò nel capoluogo partenopeo una vecchia volpe del calcio italiano come Pierpaolo Marino che, attraverso accurati processi di scouting, portò a Napoli giocatori giovani, ma dal futuro assicurato. In questo modo creò negli anni importanti plusvalenze, ridando gloria ad una delle piazze più calde ed esigenti d’Europa.

 

Recentemente a balzare fuori come modello virtuoso e funzionante, è stato invece il sistema Percassi. Il presidente lombardo con la sua Atalanta ha accarezzato dopo tempo fasti sopiti, attraverso il gioco frizzante di mister Gasperini e, la riabilitazione di giocatori importanti, che in modi diversi avevano smarrito la strada. Nessuno si azzardi però a far paragoni tra le gestioni dei due club. I partenopei e gli orobici rappresentano storie e piazze completamente diverse. I tempi e le ambizioni che da sempre condizionano le due piazze, la pressione stessa che monta intorno alle squadre, il sistema di investimenti ed aspettative attuati ogni anno, rendono le due realtà assolutamente non interscambiabili. Il presidente della Dea avrà a sua disposizione un tempo adatto che gli consentirà una crescita graduale, come fiore all’occhiello sicuramente lo stadio di proprietà, ma anche la creazione di un sistema di scouting pienamente funzionante. Passi che sono e saranno sempre più complicati per gli azzurri. La questione annosa dello stadio, gli intrecci e le vicende sorte tra la società e l’amministrazione cittadina, l’urgenza di successi della città, tutto questo richiede azioni adatte alla situazione.

 

Il rovescio della medaglia è rappresentato dal bacino di utenza sul quale può contare la S. S. C. Napoli, in Italia e nel resto del mondo, che gli consente di avere, se ben gestiti, introiti adatti a soddisfare gli investimenti richiesti. Emerge chiaro e forte che il bisogno costante di contestualizzare luoghi e situazioni, in special modo quando si tratta di numeri importanti, diventa fondamentale al fine di esprimere un giudizio lucido, non fazioso e competente, su gestioni e risultati.

Post Footer automatically generated by wp-posturl plugin for wordpress.

Leggi Anche: