Il calcio che cambia: le peculiarità dell’allenamento moderno

Una volta erano i gradoni di Zeman ad essere l’incubo dei calciatori. La preparazione fisica che il tecnico boemo faceva fare ai suoi giocatori nei ritiri precampionato era fondamentale per avere una condizione atletica che consentisse alle sue squadre di arrivare a fine stagione con ancora tanta birra in corpo. Gli inizi erano difficile: spesso le gambe dei calciatori erano imballate dai potenti carichi di lavoro che si facevano in ritiro, e per l’esplosione definitiva bisognava aspettare almeno il mese di novembre.

Oggi è tutto cambiato. Le tecniche di allenamento si sono affinate, le squadre – fatta eccezione per alcuni sporadici casi – riescono a mantenere costante la loro condizione atletica per tutta la stagione. Il calcio, da questo punto di vista, ha iniziato a svoltare quando il dio danaro si è messo di traverso; e così sempre più spesso i club più importanti accettano gli inviti estivi per tournee da giocare dall’altro lato del Mondo – sia ad Occidente, negli Stati Uniti – che ad oriente, con Cina e Indonesia la fanno da padrone – i milioni che vanno a ingrassare le casse societarie sono sacrificati sull’altare di una preparazione fisica che diventa tutt’a un colpo itinerante e per questo non più perfetta come un tempo.

Il Napoli, pur essendo entrato ormai da tempo nell’elite del calcio italiano, si è finora sottratto a questa logica imposta dal mercato. E anzi, con gli ultimi due allenatori – Benitez e Sarri – ha introdotto un nuovo modo di intendere sia il ritiro precampionato che gli allenamenti quotidiani. Lo spagnolo, per impostazione di scuola, preferiva spesso avere il pallone sempre presente durante le sedute. E tante volte ha applicato ciò che in Inghilterra, ad esempio, succede sempre: evitare i ritiri prepartita. L’aspetto psicologico, nel calcio moderno, diventa forse più importante di quello strettamente fisico. E privare i calciatori dell’affetto della famiglia per due giorni, può essere deleterio. Ovviamente è anche un modo per responsabilizzare gli stessi giocatori, consapevoli di non poter fare le ore piccole in questi casi: il riposo è sempre consigliato, se fatto a casa ancora meglio. Con Sarri poi la tecnologia è entrata a Castel Volturno. E all’inizio, ha suscitato curiosità l’applicazione del drone durante gli allenamenti, una tecnica che l’allenatore partenopeo usava già ad Empoli. Fa riprendere i movimenti dei calciatori dall’alto, poi li mostra in sala video agli stessi azzurri dopo averli studiati con cura. E considerati i netti miglioramenti che il Napoli ha palesato in stagione sotto l’aspetto difensivo, bisogna dargli ragione sulla bontà del metodo.

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