Higuain come Diego, ecco cosa farà. Ieri discorso alla squadra, i compagni gli hanno fatto una promessa

 

La mannaia inflessibile della giustizia sportiva si è abbattuta sul Napoli e su Gonzalo Higuain. Quattro giornate di squalifica per l’attaccante argentino, con il Napoli che ha già annunciato ricorso: verrà affidato al legale del club, l’avvocato Mattia Grassani e le speranze che venga accolto – e la squalifica ridotta di almeno un turno – sono abbastanza ridotte. In buona sostanza il Napoli dovrà far leva sulle espressioni irriguardose usate da Higuain: se tra queste non compaiono cattive parole, c’è una minima speranza. Tutto si basa sul referto di Irrati, di cui oggi entrerà in possesso il legale del Napoli.

HIGUAIN COME DIEGO - In attesa di conoscere l’esito del ricorso – bisognerà aspettare la seconda metà della prossima settimana – Higuain avrebbe deciso di parlare davanti alla Corte Federale, di essere ascoltato quindi dai giudici che dovranno decidere sulla riduzione della sua squalifica. E in tal senso c’è un precedente che lega ancora una volta il Pipita e Maradona: al suo primo anno in Italia, durante un Ascoli-Napoli, Diego fu espulso ingiustamente dall’arbitro Ciulli, e venne squalificato per una giornata. Il Pibe si recò a Milano, presenziò davanti ai giudici e alla fine la squalifica fu tolta. Proprio come farà Higuain. L’arringa è pronta, l’argentino spiegherà alla Corte le sue ragioni: è consapevole di aver sbagliato domenica a Udine, ma si sente vittima di un’ingiustizia; esclude ogni violenza nei suoi comportamenti e ha la ferma intenzione di andarlo a riferire personalmente ai giudici.

LE SCUSE E LA PROMESSA - Ieri intanto il Napoli si è ritrovato a Castel Volturno. Higuain è arrivato al centro tecnico scuro in volto, in un’automobile guidata da Valdifiori. Negli spogliatoi sono arrivate alla squadra le scuse del Pipita: “Mi dispiace ragazzi, mi dispiace. Ma io non ho fatto nulla di male, non ho spinto l’arbitro, è stato lui che è venuto verso di me”, il virgolettato riportato da Il Mattino. La squadra ha ascoltato in silenzio, poi è scattato in automatico l’abbraccio dei compagni al loro leader tecnico. Insieme ad una promessa solenne: gli azzurri le vinceranno tutte, da qui alla fine.

 

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