LA STORIA SIAMO NOI/ La meteora argentina che valse la Serie A

 “Per quanto tu possa essere razionale, ci sarà sempre una favola alla quale finirai per credere”. Il calcio è una di queste. A Napoli, ancor di più. Perché a Napoli il calcio travalica spesso il confine della logica, arrivando a raccontarci storie bellissime, non per forza con il lieto fine. In questa rubrica del lunedì proveremo a ripercorrere i momenti topici del calcio partenopeo, andando a sbirciare dietro le quinte del palcoscenico verde per comprendere a fondo la magia di questo sport tanto amato. Per far capire cosa è il Napoli, cosa rappresenta per milioni di tifosi che di generazione in generazione lo venerano. Con la speranza di tramandare le sue storie, affinché non se ne perdano mai le tracce. Buona lettura.

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GALLETTI NAPOLI GOL - C’è sempre l’Argentina nel destino di Napoli e dei napoletani. Una sorta di empatia sviluppatasi chissà, a inizio del secolo scorso, quando tanti nostri concittadini emigrarono verso il Sud America per cercare un lavoro e una vita più dignitosa. E nel tempo, ci perdonerete il volo pindarico, è come se l’Argentina avesse voluto restituire qualcosa a Napoli. Certo, il nome è sempre quello: Diego Armando Maradona. Non solo lui però. Perché prima di lui e dopo di lui, sono stati tanti i calciatori argentini che in qualche modo hanno scritto pagine stupende della storia calcistica della squadra di Partenope.

GALLETTI NAPOLI GOL E LA SERIE A FU AD UN PASSO

Uno di questi è sicuramente Luciano Martin Galletti. Una meteora a Napoli, ma che ha saputo contribuire in maniera decisiva nel perseguire l’obiettivo dell’epoca: tornare in Serie A. Era la squadra allenata da Walter Novellino, che aveva trovato in Stefan Schwoch e in Roberto Stellone una coppia d’attacco redditizia e completa. Nel mercato invernale, grazie agli ottimi rapporti intercorrenti tra Corrado Ferlaino e Callisto Tanzi, arrivò dal Parma questo ragazzo sconosciuto, che gli emiliani avevano acquistato dall’Estudiantes.

Galletti nasceva come attaccante, più precisamente seconda punta, ma Novellino capì subito che, per le caratteristiche che aveva, il ruolo di esterno di centrocampo gli era più congeniale. Tanto più che, nel suo 4-4-2, le ali erano da considerare veramente tali, con spiccate qualità offensive. Galletti non ha tante chances per mettersi in luce, considerando che, nel suo ruolo, il Napoli poteva contare già su Lucenti, Turrini e Asta. Ma riesce a sfruttare al meglio l’occasione che gli capita.

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Il 30 aprile del 2000, al San Paolo gli azzurri ospitano il Cosenza. Servono tre punti fondamentali per restare aggrappati alla capolista Atalanta, la Serie A è all’orizzonte e non sono ammessi passi falsi. Ma è una di quelle domeniche in cui il pallone non vuole proprio saperne di entrare. Occasioni su occasioni create dal Napoli, con Pantanelli, portiere dei calabresi, che si erge a eroe per un giorno. Fino al 39′ della ripresa però. Cross di Bellucci, spizzata di testa di Schwoch e piede malandrino di Galletti a depositare in rete. I cinquanta mila del San Paolo esplodono: la promozione, grazie a questi tre punti, è ormai vicinissima.

Alla fine della stagione Galletti lascerà Napoli e l’Italia. E si costruirà una carriera più che dignitosa, spesa tra il Real Saragozza, l’Atletico Madrid e l’Olympiakos, dove assapora anche la Champions League. Finisce di giocare nel 2014 all’Ofi Creta, grazie al quale torna in campo dopo un trapianto di reni.

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