Il fuoco amico che fa male al Napoli. Ma la vera rivoluzione “sarriana” sarà vincere

Equilibrio, questo sconosciuto. Possibile che, nella nostra città, non si possa avere una valutazione bilanciata di ciò che accade al Napoli? Sembra proprio così. Dopo l’eliminazione dall’Europa League, che di fatto ha lasciato gli azzurri a giocare soltanto per un obiettivo (e che obiettivo!), è cresciuta la fronda di coloro che, nell’ambiente partenopeo, stanno parlando di un semi fallimento che sarà completo se il Napoli non dovesse cucirsi il tricolore sul petto a maggio. Un’esagerazione tutta napoletana, che però non trova basi concrete su cui poggiarsi: la squadra non è ancora attrezzata per competere su più fronti, lo ha sottolineato lo stesso Sarri quando ha ammesso che, se in futuro si vorrà provare ad arrivare fino in fondo a tutte le competizioni, bisognerà rimpinguare la rosa con elementi che abbiano lo stesso valore degli undici titolari e di quei tre-quattro calciatori che ormai possono considerarsi tali a loro volta. 

Probabile che questo sia l’ultimo rettilineo che il club debba percorrere prima di potersi davvero considerare top. Un passaggio che potrebbe avvenire già nella prossima stagione, con la speranza che ci sia ancora Sarri a guidare la truppa. Ingeneroso allora parlare di fallimento, anche se alla fine lo scudetto dovesse prendere la direzione di Torino, ancora una volta. Ingeneroso perché il Napoli, questo Napoli, sta segnando un’epoca, attirando gli sguardi curiosi e affascinati di mezza Europa. Successe anche con l’Olanda negli anni ’70, squadra alla quale proprio Sarri ha paragonato i suoi ragazzi. La Nazionale guidata da Joan Cruijff alla fine si ritrovò senza alcun trofeo in bacheca, ma ancora oggi viene ricordata per il suo calcio totale. E non è questo forse un merito? Lo è. Ed è anche il merito del Napoli, e del suo allenatore, che con idee di calcio rivoluzionarie per un Paese come l’Italia sta cercando di far capire che attraverso il gioco si possono ottenere anche risultati.

La vera rivoluzione quindi, avverrà solo se alla fine di questo ciclo gli azzurri avranno davvero alzato al cielo uno o più trofei, magari proprio quel tricolore agognato da oltre trent’anni. Solo allora il cerchio potrà davvero chiudersi. Attenzione però: in caso contrario, guai a parlare di fallimento. Sarebbe davvero troppo per una squadra ed un tecnico che ci stanno facendo vivere emozioni che un’intera generazione di napoletani non ha mai vissuto.

Vincenzo Balzano

Twitter: @VinBalzano

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