Caos San Paolo: Lega e Uefa impongono nuovi sediolini subito. E’ guerra tra il Napoli e il Comune

Succede sempre, più o meno, in questo periodo dell’anno. Come ad ogni giugno che si rispetti, si riaccende la questione San Paolo: questa volta, però, la faccenda sembra essere più seria del previsto. E potrebbe mettere seriamente nei guai il Napoli: la Lega di Serie A, infatti, ha omologato il suo regolamento, in tema di sediolini, a quello dell’Uefa. Le sedute per gli spettatori devono essere più larghe e più comode, da qui il problema di uniformarsi il prima possibile agli altri impianti. In realtà, il massimo organismo europeo aveva concesso al club una proroga per tutto il 2017, ma i lavori, come tutti hanno potuto constatare, non sono nemmeno iniziati. E così ora è molto serio il rischio che gli azzurri siano costretti ad emigrare altrove per disputare le prime partite della prossima Champions League: Palermo, con lo stadio Barbera, è stato indicato ancora una volta come impianto alternativo. Il problema però, potrebbe sussistere anche in campionato: la Lega vuole almeno conoscere un progetto, con un timing di inizio e fine lavori. Al momento non c’è nulla di tutto questo.

LE UNIVERSIADI - In realtà, alcuni lavori stanno per iniziare davvero nel vetusto impianto di Fuorigrotta. Ma si tratta di quelli stabiliti per ospitare le Universiadi: riguarderanno il rifacimento della pista d’atletica, dell’impianto di illuminazione e delle balaustre. Il cambio dei sediolini, al momento, non è in programma. Con un doppio danno per il Napoli: oltre al rischio di giocare altrove nella prossima stagione, c’è anche l’impossibilità, allo stato attuale delle cose, di far partire la campagna abbonamenti. Innanzitutto perché non si ha certezza dei numeri: con le nuove scocche, la capienza del San Paolo dovrebbe scendere di circa 5 mila unità, passando così a poter ospitare 55 mila spettatori. E il punto interrogativo riguarda anche i vari settori: se dovessero, ottimisticamente, iniziare questi lavori per installare le nuove sedute, da quale settore si inizierebbe? Quale verrebbe chiuso per primo, quale per più tempo? Domande alle quali, da Palazzo San Giacomo, non arrivano al momento risposte. E alcune voci da Castel Volturno parlano di un De Laurentiis infuriato.

PARLA L’ASSESSORE - Ciro Borriello, assessore allo sport del Comune di Napoli, ha detto sibillinamente: “C’è qualcuno che vuole agitare delle acque che in questo momento sono tranquille”. Troppo tranquille forse: l’immobilità del Comune, cui il Credito Sportivo ha negato il prestito di 25 milioni di euro inizialmente richiesto, fa a pugni con il vulcanico patron partenopeo. Che a più riprese ha asserito di voler costruire un impianto di proprietà. più piccolo ma più performante, per fare in modo che certe beghe non abbiano più a capitare. Finora è sembrata un intento nemmeno troppo concreto da attuare, ma ora De Laurentiis potrebbe davvero decidere di iniziare un percorso che porti il Napoli alal costruzione di un impianto di proprietà. Nei prossimi giorni se ne saprà certamente di più.

Vincenzo Balzano

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