Benedetti parastinchi: dalle origini nel 1874 alla fibra di carbonio di oggi

Nel 1874 Giuseppe Verdi pubblicava “La messa di requiem” in onore di Alessandro Manzoni; Papa Pio XI pronunciava il non expedit, con cui voleva escludere i cattolici dalla vita politica italiana, mentre a Parigi di teneva la prima mostra degli impressionisti. Ma il 1874 è un anno fondamentale anche per il calcio: per la prima volta infatti, fanno la loro comparsa i parastinchi: un equipaggiamento che, nel corso degli anni, diventerà indispensabile per tutti i calciatori, prima di essere traslato anche ad altri sport.

Li indossò per la prima volta l’attaccante inglese del Nottingham Forest, Samuel Widdowson: erano delle placche composte di un cuioi compresso e curvato grazie a una particolare pressa. Da quel momento, i parastinchi divennero compagni di viaggio inseparabili per i calciatori. Nel corso degli anni, l’evoluzione della specie ha fatto sì che fossero apportate notevoli migliorie ai parastinchi, utilizzati come protezione degli stinchi ormai in tutti gli sport dove il contatto fisico potrebbe comportare conseguenze anche gravi alle gambe: hockey, baseball, rugby, ovviamente calcio.

In passato i parastinchi erano composti con materiali differenti come gommapiuma, poliuterano e altri tipi di plastica. Oggi vengono prodotti prevalentemente con una fibra di carbonio la cui composizione è molto gradita agli atleti, per via della elevata robustezza e leggerezza che comporta. Negli anni scorsi erano prodotti solo per gli agonisti, con la conseguenza che, se un amatoriale avesse voluto comprarli, avrebbe dovuto pagare una cifra di non poco conto. Oggi il prezzo dei parastinchi è invece calato moltissimo, con la conseguente applicazione degli stessi anche su sportivi che praticano a livello amatoriale o per intrattenimento.

 

 

 

 

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