Paradosso Napoli, secondo e sull’orlo di una crisi di nervi

Hanno destato scalpore, dopo la partita con il Genoa, le parole di Maurizio Sarri. Che, in primo luogo, ha di fatto invitato la società a uscire allo scoperto per quanto riguarda la questione arbitrale: “Non vorrei parlarne io, mi farebbe piacere che fosse il club a sollevare il problema”. Una stilettata in piena regola ad Aurelio De Laurentiis: tra tutti i club di prima fascia, il Napoli è l’unico a non avere dirigenti con “diritto” di parola nel post partita. La voce di Giuntoli è stata ascoltata in rarissime occasioni, a metterci la faccia è sempre e solo il tecnico. Così era con Mazzarri, così è stato con Benitez, così è con Sarri. Una sovraesposizione mediatica che non giova e che non spetterebbe agli allenatori. Ma tant’è.

“Non abbiamo obblighi, il Napoli rappresenta il quinto monte ingaggi in Italia”: boom, altro colpo inferto – giusto o sbagliato che sia – come a liberarsi di qualsiasi condizionamento economico di sorta. La risposta di De Laurentiis, su entrambe le questioni, non è tardata ad arrivare. Attraverso una nota ufficiale apparsa sul sito del club, il presidente ha detto: “Ho visto dalla Cina Genoa-Napoli, una partita bellissima tra due squadre che si sono affrontate a viso aperto. Ci sono state alcune decisioni arbitrali sfavorevoli, ma le decisioni degli arbitri, nel bene e nel male, vanno rispettate. Sono le regole del nostro calcio e se partecipiamo a questa competizione non dobbiamo cercare nessun tipo di alibi. Anche se siamo il quinto fatturato, abbiamo investito 128 milioni nel mercato quest’anno, per poter dare ai napoletani e all’allenatore una squadra competitiva, e da quello che è emerso finora mi sembra che il Napoli sia molto competitivo. Non mi resta che fare i complimenti alla squadra e all’allenatore per la partita di ieri”.

Due risposte nette, decise, indirizzate precisamente a Maurizio Sarri. Cosa sta succedendo nel Napoli? La mano destra non sa cosa fa la sinistra e viceversa? Tralasciando chi sia nel torto e chi nella ragione (che non si dividono mai con un taglio netto, come scriveva Alessandro Manzoni), desta sorpresa che il club, almeno ufficialmente, non segua una linea comune dalla scrivania al campo. Che sia iniziata una sorta di guerra intestina tra presidente e allenatore? Le prime avvisaglie c’erano già state in passato, con De Laurentiis che aveva inviato più volte Sarri a far ruotare tutti gli uomini a disposizione. Ora la bomba sembra esplosa nella sua interezza, la deflagrazione rischia di sortire un effetto negativo per una squadra che è seconda in classifica e, nonostante la cessione di Higuain, sta mantenendo alta la sua competività sia in campionato che in Champions. Cosa fare allora? Piuttosto che mandarsi messaggi a distanza, sarebbe bene che presidente e allenatore si guardassero negli occhi e risolvessero tra di loro i problemi (se ce ne sono), decidendo magari una linea comune da seguire. Anche per non suscitare le ilarità di chi guarda le cose da lontano, e magari non aspetta altro per puntare il dito contro il Napoli.

 

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