Il razzismo nel calcio esiste e non viene combattuto a dovere. L’esempio di Koulibaly

Il razzismo é una delle piaghe che affliggono il calcio ormai da tempo. Un problema che non lascia insensibili la Fifa, la Uefa e anche le Istituzioni civili, sebbene i provvedimenti che vengono presi  sembrino solo un palliativo e non una ricerca concreta della soluzione.

In Italia purtroppo, più che altrove, il razzismo da stadio é ancora presente, albergando soprattutto in quelle curve di estrema destra – Lazio e Verona su tutte – che non perdono occasione per prendere di mira i calciatori di colore. L’ultimo caso in ordine cronologico é stato quello di Kalidou Koulibaly, beccato dai tifosi della Curva Nord dell’Olimpico per gran parte della partita tra Napoli e Lazio. L’arbitro Irrati, dimostrando di avere volontà ferrea nel far applicare le regole, fece sospendere il match per alcuni minuti.

Ma andando a scavare nel passato, sono tanti gli esempi, brutti, di episodi del genere. Marc Zoro, ai tempi del Messina, minacciò di abbandonare il campo, Boateng lo fece davvero durante un’amichevole del Milan, i compagni di squadra di Omolade, al Treviso, si dipinsero tutti la faccia di nero in segno di protesta verso i cori che avevano colpito il loro collega.

Il 17 ottobre 2010 perse la pazienza addirittura Samuel Eto’o. L’Inter giocava al Sant’Elia, contro il Cagliari: a partire dal terzo minuto di gioco, i tifosi di casa presero di mira il camerunense, costringendo l’arbitro Tagliavento a fermare il gioco e a lanciare un messaggio dagli altoparlanti, “minacciando” il pubblico che, nel caso quei “buuu” fossero continuati, la partita sarebbe stata sospesa definitivamente. Al 39° Eto’o andò in rete, e per esultare scelse una strada molto polemica: mimò le movenze di una scimmia.

Il problema, purtroppo, si è ripetuto per così tante volte che non basterebbe una giornata intera a raccontare tutti gli episodi. E inoltre sembra ormai dimostrato come la denuncia non basti: servirebbero regole molto rigide per cercare di estirpare questo becero fenomeno. E invece da un lato le Istituzioni asseriscono di voler  combattere il razzismo, dall’altro se ne lavano le mani senza prendere sostanziali posizioni di intransigenza.

Solo con punizioni esemplari, che contemplino finanche l’arresto di chi si macchia di una colpa così grave, si potrebbe provare a fare qualcosa di concreto. Molti obietteranno: come si fa ad arrestare chi in uno stadio si rende partecipe di un coro? La risposta é semplice: con i moderni sistemi di tecnologia, le telecamere presenti all’interno di ogni impianto possono arrivare ovunque. Basta volerlo sul serio.

 

 

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