FOCUS ON/ Napoli, i motivi alla base della crisi. Anche Sarri è colpevole, ma… Prendere o lasciare!

CRISI NAPOLI - Il pareggio con il Sassuolo, davanti ad un San Paolo finalmente gremito, ha confermato il momento di crisi che ormai attanaglia il Napoli da un mese e mezzo. La squadra non riesce a ritrovare quelle certezze che, nella passata stagione, ne avevano fatto una corazzata quasi inaffondabile. Come se l’infortunio di Milik avesse inconsciamente causato un contraccolpo psicologico troppo grande da poter essere superato. Il Napoli aveva superato la cessione di Higuain grazie proprio all’attaccante polacco: l’argentino resta di un altro pianeta, per carità, ma Milik stava dando ciò che Sarri e il club si aspettavano da lui. Non solo in termini realizzativi: perché al Napoli serve una punta che giochi come lui. Che sappia far gol, ma anche mantenere palla sulla trequarti in modo da far salire la squadra; che sappia dettare i tempi di gioco con i suoi movimenti, che porti il pressing alla difesa avversaria nel modo giusto. Tutte caratteristiche che Milik ha, e che mancano invece a Gabbiadini.

Lo scrivemmo già tantissimo tempo fa. L’attaccante polacco è diventato ormai un equivoco. Le sue capacità non sono in discussione: resta un calciatore fortissimo. Al quale però, in questo momento, manca un fattore determinante per fare bene. Vale a dire la fiducia. Quella che Sarri, probabilmente, non ha mai avuto in lui. E qui va associato l’errore della società: in estate Gabbiadini andava ceduto, e al contempo bisognava comprare un altro attaccante con le caratteristiche adatte all’idea di gioco di Sarri. Questo è, purtroppo, un problema che il Napoli si porterà dietro a lungo, almeno fino a gennaio. Quando la speranza è che il club intervenga sul mercato per riparare all’errore.

Crisi Napoli, ma Sarri non cambia

Ma può l’assenza di un calciatore condizionare a tal punto una squadra? Non dovrebbe essere così, purtroppo lo è e questo mette in luce un’altra pecca del Napoli. E del suo allenatore, anche. Che, pur di non togliere certezze ai suoi ragazzi, non si vuole distaccare dal 4-3-3. Un modulo che ha fatto la fortuna degli azzurri, è vero, ma che ora come ora non è in grado di supportare l’unico attaccante a disposizione in rosa.

Talvolta però, per superare un momento difficile, bisogna rischiare, osare. Tutt’al più, si può sempre tornare indietro. Avvicinare a Gabbiadini un altro calciatore nel ruolo di seconda punta, in un ipotetico 4-2-3-1, potrebbe consentire al centravanti bergamasco di essere più nel vivo del gioco. Non succederà, perché Sarri è fatto così. Prendere o lasciare.

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